25 dicembre 2012

Fairytale of New York

Dimenticate Jingle Bells o Tu scendi dalle stelle, dimenticate anche John Lennon e War is over
Dimenticate le slitte, il presepe o ambigui personaggi tracagnotti vestiti di rosso.
Se non ne potete più né di Bing Crosby né di Michael Bublé, e francamente All I want for Christmas  vi dà il voltastomaco, gettatevi nei Pogues e nel freddo della Grande Mela la vigilia di Natale.
Secondo alcuni è questa la migliore canzone di Natale. Simona Siri, almeno, ne è sicura. 
E' la migliore perchè in realtà non è una vera canzone di Natale, non trasmette gioia, ma piuttosto tristezza e malinconia, pur lasciandosi una porta aperta sul finale. Speranza.
In Italia qualcuno ha provato a fare lo stesso, e i Modena City Ramblers hanno pubblicato Canto di Natale.
Birra e whisky, niente cappone, panettone e spumante. A noi il Natale piace così.

21 dicembre 2012

Lacrime e orecchie

Francamente dopo la mortadella a Montecitorio pensavamo di averle viste tutte. 
Poi quest'anno alcune performance dei nostri Onorevoli ci hanno fatto ricredere, e non si parla qui dell'arroganza o dell'impunità della nostra classe politica, non si parla di rimborsi elettorali o di feste da maiali. Si parla della classe politica più comica del mondo, o la più tragicomica, per meglio dire.
A fantAntonio di Pietro, che dominava la prima serata degli italiani con una sintassi che neanche il suo omonimo Cassano poteva sfoggiare, pochi mesi fa ha risposto il semisconosciuto Eraldo Isidori del gruppo LegaNord Padania, tanto per ribadire che la grammatica e la sintassi sono un'emergenza bipartisan.
Era quello del "Io ritengo, come Lega...", tanto per ricordare.
Oggi anche il governo ha voluto farsi trovare impreparato, forse per la nostalgia che si respira in queste ore in un transatlantico addobbato per Natale, forse per l'atmosfera da fin de siécle di questo fine legislatura.
Ci ha pensato Elsa Fornero, che ha chiuso la sua carriera da ministro come l'aveva cominciata: pochi giorni dopo l'insediamento le lacrime in conferenza stampa, oggi, nel giorno delle dimissioni del governo, il gesto di chiudere le orecchie di fronte agli attacchi padani.
Insomma sembra che Elsa abbia imparato la lezione: a presentarsi come sensibile e attenta si rischia di passare per ingenui, e la stampa ti distrugge. Meglio un plateale menefrego, non gridato, ma mostrato come lo mostrano i bambini all'asilo, che sanno che se rispondono a mamma e papà arriva un colpo. Allora si chiudono le orecchie, e non vogliono sentire.
Oggi il ministro ha chiuso il cerchio, e dalla ragazzina fragile che aveva presentato ai giornalisti un anno fa è diventata un bambino capriccioso e viziato. Non proprio quello che si dice un percorso di crescita.

20 dicembre 2012

Per sposarsi all'altro capo del mondo

La legge sui matrimoni gay in Spagna l'aveva voluta il "rosso" Zapatero, scatenando l'abituale coro di polemiche e un rimprovero in diretta da Sua Santità in persona in occasione della visita a Valencia.
Eravamo nel 2006.
Oggi Zapatero in Spagna non c'è più, il Papa è lo stesso e la legge perdura.
Tanto che gay e lesbiche di tutto il mondo arrivano ogni anno a Madrid apposta per sposarsi.
L'ultimo, ma solo in ordine di tempo, è addirittura un ministro di un paese straniero: Ian Hunter, 52 anni, Ministro per le Politiche Sociali dell'Australia del Sud (uno degli stati che compongono la federazione australiana, non del governo di Canberra, quindi) e membro del Parlamento è stato il primo politico straniero a sposarsi in Spagna.
Più precisamente nella città di Jun, in Andalusia.
In Australia il matrimonio tra omosessuali non è riconosciuto e lo stesso Hunter ha portato avanti la causa della comunità LGBT anche da prima del suo ingresso in politica.
Ieri il sì, in un paese straniero, ma con lo stesso compagno con cui convive da 22 anni.
Congratulazioni. 

19 dicembre 2012

La classifica


Anthony Oliver Scott fa il critico cinematografico per il New York Times e, come molti suoi colleghi, anche a lui è stato chiesto di scegliere i dieci migliori film del 2012.
Impossibile, ha risposto.
Così, invece dei canonici dieci "migliori", Scott ha scelto 25 film, divisi in 3 categorie: i dieci che lo hanno convinto di più, e non è detto che siano i migliori in assoluto, altri dieci che meritano comunque una "special mention" pur non rientrando nella prima categoria, e i 5 migliori documentari.
Molti film da noi in reraltà non sono nemmeno arrivati: The Master, sul fondatore di Scientology L.Ron Hubbard ad esempio dovrebbe uscire tra poco, ma si possono comunque fare delle considerazioni.
Hollywood sarà forse in crisi ma un mastino come Steven Spielberg riesce comunque a piazzarsi al secondo posto, quando un certo Tarantino non va oltre il settimo con quello che ha dichiarato essere "il mio miglior film".
Ben Affleck riceve una menzione speciale alla prima esperienza registica, e non è male. Per il resto, sconosciuti o indipendenti, e tanta Francia: dal primo (Amour) all'ottavo (Goodbye, First Love).
1.Amour (Michael Haneke)
2.Lincoln (Steven Spielgerg)
3.Beasts of the Southern Wild (Benh Zeitlin)
4.Footnote (Joseph Cedar)
5.The Master (Paul Thomas Anderson)
6.Zero dark thirty (Kathryn Bigelow)
7.Django Unchained (Quentin Tarantino)
8.Goodbye, First Love (Mia Hansen-Love)
9.Neighboring Sounds (Kleber Mendonca Filho)
10.The Grey (Joe Carnahan)
e poi: Argo (Ben Affleck), Barbara (Christian Petzold) Brave (Mark Andrews and Brenda Chapman); Consuming Spirits (Chris Sullivan); The Deep Blue Sea (Terence Davies); Moonrise Kingdom (Wes Anderson); Pitch Perfect (Jason Moore); Rust and Bone (Jacques Audiard); Take This Waltz (Sarah Polley); The Turin Horse (Bela Tarr).

Documentari? The Gatekeepers (Dror Moreh), The Queen of Versailles (Lauren Greenfield), How to survive a plague (David France), This is not a film (Jafar Panahi) e The Central Park 5 (Ken Burns, Sarah Burns e David MacMahon).

18 dicembre 2012

Rivoluzioni scolastiche?

Memrise è stato uno dei siti più visitati dell'ultimo mese. Ma potrebbe diventare molto di più di un semplice sito per imparare le lingue. Il metodo utilizzato dalla startup dietro al portale è abbastanza lineare: si impara con più efficacia ripetendo la nozione in molti brevi momenti nel corso della giornata che non seguendo una lezione una volta la settimana. 
Unendo questo principio alla tecnologia che sta dietro giochi online di grande successo tipo Farmville i ragazzi di Memrise hanno creato un portale per l'insegnamento delle lingue in cui il successo è rappresentato da pianticelle che crescono e fioriscono e, viceversa, un fallimento linguistico equivale all'appassimento del nostro alberello.
Insomma, ogni parola che ricordiamo fa spuntare una nuova fogliolina nel giardino che abbiamo il compito di curare, fino a che, al termine del corso, avremo speso ore e ore a studiare la lingua senza neanche rendercene conto.
E se il portale era stato pensato per le lingue, non mancano i corsi in altre discipline: matematica, informatica ma anche arte, poesia o economia. Di tutto un po'.
5 minuti in pausa pranzo tutti i giorni fanno meglio, sembrerebbe, di un'oretta a scuola a settimana.

17 dicembre 2012

Il Brunello nelle fogne

Doveva essere veramente ma veramente arrabbiato l'ex dipendente che, per vendicarsi del principale "colpevole" di averlo lasciato a casa, ha versato, nelle fogne, 600 e dico 600 ettolitri di Brunello di Montalcino.
L'azienda vitivinicola Case Basse di Siena di Gianfranco Soldera aveva pensato a dei vandali, ma gli inquirenti sembrano aver fugato ogni dubbio: il responsabile sarebbe A.D., 39enne romano, ed ex dipendente della cantina. Per vendicarsi del licenziamento si sarebbe intrufolato nelle cantine dove il vino viene messo a invecchiare e, molto semplicemente, avrebbe aperto tutte le botti di rovere che contenevano 5 diverse annate (2007-2012) di Brunello. 
Il tutto nelle fogne comunali.

14 dicembre 2012

Rambo combatte a colpi di chitarra

Forse mai come in questo momento è necessario raccontare questa storia. 
Jason Moon è un ragazzo di Milwaukee che si diverte a scrivere canzoni e lavora in una radio locale fino a che, nel 2003, resta senza lavoro. I soldi mancano e così Jason decide di arruolarsi e andare in Iraq, dove resta più di un anno, fino alla fine del 2004.
Quando torna a casa tutto è cambiato per lui, e si rende conto di non riuscire più a scrivere niente di soddisfacente. Nel frattempo, alcol e depressione aggiungono soltanto altro dolore.
Nel 2009, la svolta: Jason viene contattato dalla troupe di un documentario sui reduci di guerra affetti da stress post traumatico, che vuole inserire una sua vecchia canzone nella colonna sonora del loro film, On the bridge
Da questa esperienza Jason riesce a trovare la forza per rimettersi a scrivere, e compone un intero album, Trying to find my way home, che viene pubblicato nel 2010.
Il disco è un successo, e Jason si trova a girare il paese in tour con musicisti affermati e famosi.
Decide quindi di fondare una campagna di raccolta fondi per i reduci di guerra chiamata Warrior Songs, che vende materiale musicale, gadget e merchandising per finanziare l'assistenza legale e gli interventi di recupero dei veterani tornati dall'Iraq e dall'Afghanistan.
Da ieri Trying to find my way home è disponibile anche in Italia oltre che su iTunes.

13 dicembre 2012

E li chiamano atleti

Il calcio non è più quello di Bergomi o di Baresi, si sa, ma forse questa non si era davvero mai vista.
Se il calciofobo medio rimane indifferente alle prodezze di Neymar e magari si è anche stufato delle cronache rosa di Cristiano Ronaldo, quale potrebbe essere la reazione di fronte all'ultima "mascherata" di Pierre-Emerick Aubameyang?
Il talentino del Saint-Etienne, attualmente settimo in Ligue 1 francese, non proprio il nuovo Messi, con un passato anche nel Milan dove il padre fa il talent scout per il settore giovanile, nel riscaldamento pre-partita di domenica contro il Lione ha sfoggiato un paio di scarpe tempestate di Swarosky per un valore totale di (circa) 3000 Euro.
L'attaccante si era già fatto notare per aver festeggiato diversi gol mascherandosi da Spiderman, ma evidentemente non bastava e, per raggiungere la notorietà che i gol stentavano a regalargli, si deve essere accordato con Nike per la nuova mascherata in passerella.
Il peggio potrebbe essere la messa in commercio delle suddette "scarpe" magari con personalizzazione e abbinamenti cromatici studiati ad hoc
Per la cronaca, il Lione ha vinto la partita per uno a zero. Scarpe o non scarpe.

12 dicembre 2012

Right-to-Work

Lo Stato del Michigan ha approvato una legge a favore del diritto al lavoro ("right-to-work"), nelle intenzioni della maggioranza repubblicana che l'ha varata, e che colpisce direttamente la rappresentanza sindacale industriale.
Negli USA il ruolo dei sindacati è piuttosto diverso rispetto all'Italia: sebbene la gran parte degli iscritti si riconosca nel partito Democratico, i sindacati sono generalmente apolitici e non prendono posizioni su questioni di interesse nazionale, limitandosi invece alle dinamiche interne alle fabbriche.
Allo stesso tempo, i sindacati dispongono solitamente di una quota della compagnia in cui operano, diventando di fatto dei veri e propri azionisti. Un po' come se la FIOM gestisse azioni della FIAT.
In molti si ricorderanno la scena di Marchionne che accoglie Obama in una fabbrica Chrysler appena riaperta, fianco a fianco con il rappresentante dei lavoratori. La scena si svolgeva proprio in Michigan, lo stato dell'auto, di Ford, Chrysler e GM.
E' un modello, quello del sindacato americano, che ha i suoi pro ed i suoi contro, ma che di certo garantisce al singolo lavoratore molto più potere decisionale che da noi.
Proprio dal Michigan però sembra che il vento stia cambiando: un lavoratore infatti può scegliere se iscriversi o meno al sindacato ma, data la particolare posizione di sindacato-azionista, è comunque tenuto a pagare una piccola sottoscrizione, in quanto lui stesso entra a far parte dell'azionariato.
La nuova legge invece dispenserebbe i lavoratori da quest'obbligo. 
Viene così ripristinata la libertà del singolo lavoratore, cui magari può non interessare diventare parte del CDA dell'industria per cui lavora, ma allo stesso tempo si colpiscono i sindacati che così non possono più farsi portavoce dell'intera forza lavoro.
Di fatto, 12 mila persone hanno manifestato ieri contro la legge "right-to-work", e il partito Democratico ha indetto una raccolta firme per chiedere un referendum abrogativo.

11 dicembre 2012

Il treno delle occasioni perse

Le dimissioni anticipate di Mario Monti stanno portando l'Italia indietro più o meno di sei mesi, non solo in termini di mercato, con quel dannatissimo spread che proprio non vuole scendere. L'Italia rischia, o meglio, il rischio è ormai un beato ricordo, l'Italia si presenterà alle prossime elezioni (febbraio?) con poche conquiste e tante occasioni perse, leggi che avrebbero dovuto essere varate negli ultimi mesi ma che, causa crisi di governo, sono destinate a saltare.
Due su tutte: la legge elettorale e l'Agenda digitale.
Il porcellum avrebbe dovuto essere cambiato ancora prima di entrare in vigore, ma non ce ne era tempo. Il governo Berlusconi, che proprio grazie a questa legge era stato dotato di margini di manovra mai visti in Parlamento, non ci ha proprio pensato a varare una riforma elettorale e così hanno fatto anche i tecnici, forse troppo timidi per mettersi a riscrivere le regole del gioco. Così verremo chiamati a votare ancora con la legge più brutta d'Europa, secondo una definizione non dei detrattori, ma del creatore stesso di questa legge, lo stesso Calderoli che l'ha definita una porcata. Non ce ne è stato tempo? Sarà, ma in un paese dove anche le primarie di un partito rischiano di essere condizionate più dalle polemiche sulle regole che non da un dibattito sui contenuti, forse pretendere di cambiare una legge elettorale in 5 (cinque!) anni soltanto è chiedere troppo.
Che dire poi dell'Agenda digitale, quel grande carrozzone di decreti che avrebbe dovuto "svecchiare e snellire" la pubblica amministrazione, quasi fosse una via di mezzo tra un lifting e la dieta Dukan. Ovviamente non si farà. Il decreto è oggi all'esame della Camera, che è però troppo impegnata a far passare la legge di stabilità per concentrarsi su qualcosa d'altro.
E l'ILVA? Come andrà a finire? Probabilmente i nuovi governanti a febbraio si troveranno anche questa bella gatta da pelare, visto che anche oggi il ricorso dei proprietari contro il sequestro preventivo è stato respinto.
Il concorsone degli insegnanti invece prosegue: le polemiche se le beccherà qualcun altro, ma almeno qui il governo assume.

10 dicembre 2012

Appelli inascoltati

Una settimana fa repubblica.it ha pubblicato l'appello di un mestro elementare, Franco Lorenzoni, 52 anni, per una scuola priva di tecnologie informatiche, almeno fino agli 8 anni.
E' una lettera che, complice la situazione politica ed economica del nostro paese, non ha ricevuto l'attenzione che merita e non ne è scaturato il dibattito che, verosimilmente, si proponeva di suscitare.
Lorenzoni scrive, diciamo così, per una scuola con più Rodari e meno Steve Jobs, ma parte da una posizione che non vede la tecnologia come fumo negli occhi: "non ho nulla contro la tecnologia, che tra l'altro può essere di grande aiuto per i bambini che hanno bisogni educativi speciali, come la dislessia", ma, secondo il maestro, occorre reagire alla sovraesposizione tecnologica dei bambini in questa delicatissima fase di sviluppo.
E' un compito di cui la scuola può e deve farsi carico. Purtroppo.
Perchè in Italia convivono, paradossalmente, due primati continentali apparentemente agli antipodi: siamo il popolo con più smartphones in Europa e, contemporaneamente, quello con il più basso tasso di utilizzo di internet. Tradotto: andiamo in giro contentissimi del nostro iPhone nuovo fiammante ma lo usiamo solamente per i canonici Facebook, WhatsApp e Fantacalcio. Già Twitter è fuori portata. Un po' come usare una Ferrari per andare dal panettiere.
Di fronte a una situazione simile ci si rende conto che un'inversione di rotta non può nascere spontaneamente dalla società civile, ma occorre che la comunità si detti delle regole, per evitare che divernti normale scriversi in chat tra famigliari a tavola.
La tecnologia di cui parla Lorenzoni non è molto diversa dalla televisione-babysitter che domina già da vent'anni, solo che colpisce una fascia di sviluppo in cui il bambino è più sensibile agli input visivi che riceve: ridurre il numero di insegnanti alle primarie e incrementare quello dei computer equivale ad abituare il bambino ad un contatto con la macchina, con il digitale, tanto quanto lo abituiamo al contatto interpersonale.
"I neonati del nuovo millennio li si usa chiamare nativi digitali. La sorte dei nativi, in molti continenti, è stata segnata da colonizzazioni violente e distruttive, giustificate in nome della civiltà e del progresso. 
Evitiamo che anche i nostri piccoli nativi siano colonizzati precocemente e pervasivamente da tecnologie che, nei primi anni, impoveriscono la vita e l'immaginario infantile".

07 dicembre 2012

Polacchi e russi demoliscono la Francia, letteralmente

Potrà sembrare una barzelletta ma purtroppo non lo è: in Francia un castello del XVIII sec. è stato completamente demolito "per errore". 
Tutto è iniziato quando l'ennesimo magnate russo innamorato di cultura europea, tale Dimitri Stroskin, compra il chateu nel comune girondino di Yvrac per farne la sua dimora di campagna. Storia già sentita e finita male, purtroppo, perchè l'aspirante Abramovich vorrebbe far ristrutturare la magione, e decide così di affidarsi ad una ditta di "professionisti" polacchi.
Malaugurati muratori i quali, sembrerebbe per uno sciagurato errore di traduzione, invece che a ristrutturare il castello si sono dedicati completamente alla nobile arte della demolizione, radendo completamente al suolo l'antica dimora.
Peccato non avere potuto fotografare il paffuto muratore polacco che, in sella a un fumante bulldozer, si apprestava a entrare a palazzo dal portone principale, alla faccia dei Napoleoni d'oltralpe. 
Il terrore arriva dall'est, dovranno aver pensato i vicini.
Tra russi e polacchi non corre buon sangue, si sa, e forse un problema comunicativo era anche da mettere in conto, ma perchè a farne le spese dovrebbe essere l'arte ed il paesaggio della campagna francese? 
Il Comune di Yvrac frattanto si è costituito parte civile ed ha intrapreso un'inchiesta per fare chiarezza: qualcuno deve pagare, un prezzo che probabilmente nemmeno i rubli riusciranno a coprire.

06 dicembre 2012

Un pesce per Presidente

Succede spesso che chi scopre una nuova specie decide di dedicarla ad una persona cara, con le motivazioni più disparate: l'astronomo dilettante che scopre il meteorite distruttivo in Armageddon e decide di chiamarlo "Dotty, come mia moglie, stramaledetta vipera assassina da cui non esiste scampo" è un esempio per tutti.
I ricercatori della Saint Louis University hanno deciso di dedicare la loro ultima scoperta al presidente Barack Obama. 
E' stato quindi introdotto nel grande libro della scienza il Etheostoma obama, una nuova specie di pesce d'acqua dolce appena scoperta negli stati dell'Alabama e del Tennessee.
L'etheostoma è una piccolissima specie di pesce persico, non raggiunge i 5 centimetri di lunghezza ed è caratterizzato dalla prevalenza del colore blu-azzurro con vivaci sfumature arancioni sulle pinne e sul dorso; effettivamente ricorda più i New York Knicks che non il presidente ma tant'è, chi scopre, decide.
Benvenuto, che altro dire...

05 dicembre 2012

Guerre internautiche

E' in corso una guerra sul web, che lo si voglia o no. La guerra è quella per il controllo dei dati degli utenti di Internet, e i social network (leggi Facebook) la fanno da padrone.
In Europa è addirittura nata un'iniziativa legale chiamata "Europe vs Facebook" per contrastare la posizione di monopolio e l'uso che Zuckerberg e soci fanno dei dati sulle utenze del loro giocattolino. Repubblica .it qualche settimana fa ha intervistato il leader di questa iniziativa, uno studente di legge austriaco di nome Max Schrems.
Proprio oggi Facebook ha annunciato nuovi provvedimenti in materia di privacy e condivisione dati e, soprattutto, di "democrazia digitale": fino a ieri quando una novità veniva introdotta in Facebook a qualsiasi livello, da una nuova interfaccia grafica a un cavillo normativo, gli utenti, in quanto componente principale della stessa Facebook, avevano diritto a raccogliere firme a sufficienza per poter indire un referendum in materia, che avrebbe avuto valore su avesse superato il 30% di adesioni.
In parole povere, se non piaceva qualcosa si poteva, raccogliendo qualche migliaio di firme, indire una votazione che avrebbe costretto l'azienda a tornare sui suoi passi se vi avessero preso parte 300 milioni di utenti, circa un terzo del miliardo di profili totali attualmente attivi.
Da oggi questa possibilità non c'è più: la proprietà, non solo Zuckerberg ma soprattutto gli azionisti ora che Facebook si è quotata in borsa, può introdurre una modifica senza temere ripercussioni e se la modifica riguarda i dati personali degli utenti la cosa si fa molto seria.
Quello sulla proprietà intellettuale è uno dei grandi dilemmi del nostro tempo: se Zuckerberg decidesse di cambiare le regole del gioco avrebbe tutto il diritto di farlo, dopotutto il sito lo ha creato lui (Social Network permettendo, il film, s'intende) tanto quanto un cantante ha il diritto di tutelare una canzone da eventuali cover o riproduzioni non autorizzate. Ognuno potrebbe creare, potenzialmente, un nuovo social network tanto quanto ognuno potrebbe scrivere una nuova canzone. O forse no?
Nel mondo della musica i diritti d'autore, ad esempio, hanno una durata, un vincolo temporale spesso legato anche alla popolarità: oggi nessuno si sognerebbe di lamentarsi per una "cover non autorizzata" di una ninna nanna o di un motivetto medievale.
Facebook è ormai passato insomma dalla condizione di canzone famosissima ma pur sempre di un autore a quella di patrimonio condiviso e incommensurabile, è di tutti e di nessuno. E' ora che la legislazione si adegui.

04 dicembre 2012

The road to Twickenham

Sono stati sorteggiati ieri i gironi della prossima Coppa del Mondo di rugby, che si svolgerà in Inghilterra nell'autunno 2015.
L'Italia, qualificata automaticamente per la partecipazione al 6 Nazioni, era stata inserita nella terza fascia di merito, insieme a Galles, Scozia e Tonga.
I gironi comprendono un totale di 20 squadre, 5 su 4 raggruppamenti, e alcune nazionali non sono ancora state selezionate: è il caso del Nord America, dove USA e Canada si giocheranno l'accesso da prima o seconda nel raggruppamento e delle formazioni di seconda fascia provenienti da Africa, Asia ed Europa.
All'Italia tutto sommato non è andata malissimo: la nostra pool ci raggruppa con Francia, Irlanda, Europa 2 e la vincente dello spareggio nordamericano.
Insomma ci giocheremo il passaggio del turno (agli ottavi arrivano le prime due di ogni girone) con gli irlandesi, dando per scontata la qualificazione dei galletti come testa di serie e facili (si spera, tié) vittorie contro le altre nazionali.
Da qui al 2015 Brunel e i suoi avranno ampio modo di studiare i nostri avversari: almeno 3 confronti diretti nel 6 Nazioni, più altre partite tra amichevoli e confronti di club in Pro12.
Nulla di facile, ovviamente, ma mai dire mai, e comunque poteva andare anche ben peggio: evitate le 3 potenze australi, in seconda fascia era stata relegata una lanciatissima Inghilterra, padrona di casa e molto determinata a riportare la Webb Ellis Cup in riva al Tamigi. Il Galles, che così bene aveva figurato alla scorsa Coppa del Mondo in Nuova Zelanda, si è qualificato addirittura come nazionale di terza fascia, la stessa dell'Italia, finendo proprio in girone con Inghilterra e Australia.
Da quell'autentico "girone infernale", dicono i bookmakers, usciranno i successori della Nuova Zelanda.

03 dicembre 2012

Vince il modello emiliano

Pier Luigi Bersani è nato a Bettola, paesino di 3000 anime sull'Appennino Piacentino, il 29 settembre del 1951, esattamente 15 anni dopo Belusconi, stesso giorno un decennio e mezzo dopo.
Bersani è nato a Bettola e non è emiliano solo di nome, emiliano di fatto.
L'Emilia è poi da sempre la terra dei rossi per eccellenza, la terra di Peppone in mezzo a tanti Don Camillo.
Nel sociale, nel pubblico, gli emiliani ci sanno fare. Le amministrazioni emiliane hanno storicamente brillato: Modena, Reggio Emilia, Parma sono state spesso presentate come modelli da seguire, da imitare, salvo l'ultima eccezione della gestione Vignali nella città ducale.
Bersani è stato presidente di questa regione per tre anni e mezzo, dal '93 al '96 prima di passare al primo governo Prodi come ministro dell'industria e del commercio.
Ha lavorato bene, avendo a disposizione anche una regione che, di fuoriserie, se ne intende, ma nell'epoca dei rampanti e degli yuppie, Bersani non riesce a trovare la sua dimensione.
Da ministro la sua attività è stata incentrata al pragmatismo, al lavoro. Silenzioso, ma efficace. Lontano dai giornali, del governo Prodi II si ricordano due cose: l'immobilismo e le liberalizzazioni sui taxi. 
Firmate Bersani.
Lavoro silenzioso, poche parole ma tanta sostanza: terra, industria e concretezza.
Quando, ad aprile, l'Emilia è stata messa in ginocchio dal terremoto, su Facebook girava un augurio e un'invocazione, quasi un'ode all'Emilia, terra di eccellenze: parmigiano, salumi, la Barilla, le Ferrari e le Lamborghini, la Ducati e la Virtus Bologna.
Gli emilani, si legge, sono così: devono fare un formaggio, tirano fuori il parmigiano-reggiano, gli chiedono una macchina ed ecco la Ferrari.
Forse di rampante Bersani avrà anche poco, ma di cavalli, per riaccendere il motore dell'Italia, ne avrà bisogno molti. 
Buona notte, e buona fortuna.

30 novembre 2012

Urinare costa caro, in Oklahoma

Storia che ha dell'incredibile e che arriva dagli Stati Uniti.
Da quell'America profonda e rurale, la terra dei redneck e dei cowboys, dall'Oklahoma, precisamente.
La storia è quella di un bambino, Dillan Warden, di tre anni. Come tutti i bambini della sua età, sta scoprendo il mondo e il suo corpo: sta imparando a fare pipì, come tutti i maschietti.
Il 6 novembre Dillan sta giocando in giardino, davanti alla sua casa di Piedmont, nella periferia di Oklahoma City, e decide di fare pipì, così, in giardino.
Giù i pantaloni e zac, via una  bella fontana. 
Sfortuna vuole che lì in strada passi non un pedofilo o un puritano ma un poliziotto stakanovista e molto ligio al dovere che, avvistata l'infrazione, non ci pensa due volte a sanzionare il reo bambino con un'ammenda di 2500 dollari per "oltraggio al pudore".
Scioccata la nonna del piccolo Dillan, che si è vista recapitare in casa il nipotino con i pantaloni calati e una multa a quattro cifre in mano.
Due settimane dopo il corpo di polizia della città si è scusato per il comportamento dell'agente, ammettendo un trattamento "un po' eccessivo", e la famiglia di Dillan è riuscita così a evitare il pagamento per intero della penale.
La notizia di oggi è che l'agente in questione, dopo 18 di servizio attivo nella polizia dell'Oklahoma, è stato congedato con disonore.
Bimbo 1 Sbirro 0.

29 novembre 2012

Sfottò internazionali


Un sogno che probabilmente non si avvererà mai, ma è bastata una semplice foto a scatenare la fantasia e l'immaginazione del web.
Il comune di Kharkiv, cittadina ucraina dove si trova il carcere in cui è rinchiusa l'ex-premier Julia Timoshenko ha "amichevolmente" invitato il nostro Paese, nella persona del sindaco di Roma Gianni Alemanno a "farsi gli affari propri".
A Roma da mesi infatti campeggia in Campidoglio un ritrattone della pasionaria della rivoluzione arancione chiedendone la scarcerazione: richiesta sacrosanta, dopotutto la Timoshenko è in carcere da anni senza alcuna accusa.
L'eccessiva esposizione mediatica, probabilmente, ha stancato i funzionari di Kharkiv, che hanno risposto appendendo la gigantografia di cui sopra, seguita da scritta che, in italiano e in ucraino, recita: "Giu le mani da Berlusconi! Per colpa sua l'Italia ha perso milioni! Comune di Roma! Sostieni non solo quello ucraino ma anche il tuo ex-premier!".
Insomma, richiesta rimandata al mittente, ed ennesima ottima figura per il signor B.

28 novembre 2012

Tacchini turchi e polli dell'India

Una notizia che francamente non poteva essere tralasciata: anche se il Ringraziamento è passato da quasi una settimana (era giovedì scorso), leggendo questo articolo sul Il Post non ci si può esimere dal riprenderlo.
La domanda è semplice: perchè il tacchino, in inglese, si chiama "Turchia"?
Che c'azzecca, direbbe Di Pietro, un volatile originario dell'America Centrale con uno stato islamico al confine tra Europa e Asia?
A rispondere alla domanda arriva puntuale il professor Dan Jurafsky, docente di linguistica a Stanford (UK).
Il tacchino sarebbe stato portato in Europa dagli Spagnoli, insieme alla patata, al pomodoro e al mais trovati da Colombo e compagni sulla via delle Indie. 
Siamo grosso modo attorno alla metà del XVI secolo, e, insieme al tacchino, l'Europa affamata riscopriva un altro volatile, lontano cugino originario dell'Africa, ovvero la nostra faraona, che infatti, almeno nell'etimologia italiana, conferma la iniziale provenienza dalla terra delle piramidi.
Tacchini e faraone, molto simili, dopo tutto, e non è che un contadino del Kent possa perdere troppo tempo per cercare di distinguerli e quindi ecco spiegato l'arcano: il tacchino viene scambiato per la faraona, e l'Egitto, che allora faceva parte dell'Impero Ottomano, per la terra dei turchi.
Mamma li turchi! Dato che questo popolo capitalizzava già gli incubi di mezza Europa, perchè non capitalizzare anche le tavolate?
Ecco quindi che il tacchino azteco diventa una sorta di pollo musulmano.
Ma non è tutto: sembra proprio che il legame di questo occidentale volatile con l'esotico Oriente non debba arrestarsi alla lingua inglese: in Turchia (sic!) il tacchino viene chiamato Hindi, ovvero "pollo dell'India", perchè, provenendo dalla terra dei Maya, si pensava che arrivasse direttamente dalle famose Indie. Il solito errore di Colombo, niente di nuovo. Anche in olandese, dopo tutto, i tacchini vengono assimilati ai fachiri: kalkoen, nome del volatile ad Amsterdam, altro non vuol dire che pollo di Calicut, colonia olandese nell'India meridionale.
Storie di commerci, di turchi e di pollame: storie di tacchini.

27 novembre 2012

Vive le France

La Francia si appresterebbe ad accogliere la richiesta dell'ANP di riconoscimento all'ONU come "paese non membro". Parigi, così riporta un lancio d'agenzia Reuters, sarebbe propensa a riconoscere la richiesta del presidente palestinese Abu Mazen, che riceverebbe una massiccia dose di fiducia dopo lo stallo creato dai recenti fatti di Gaza.
La Palestina attualmente gode di un seggio come "entità-osservatore presso le Nazioni Unite" e non è riconosciuta come Stato indipendente. Il riconoscimento sarebbe una grande vittoria per il presidente e il partito Fatah, favorevole ai compromessi con Israele.
Dal canto suo, Israele si è sempre opposta con successo a qualsivoglia forma di riconoscimento presso le Nazioni Unite, riuscendo a influenzare anche gli Stati Uniti: lo stesso presidente Obama infatti ha dichiarato, in campagna elettorale, che gli USA porrebbero il veto ad un'azione di riconoscimento dell'ANP.
Parigi invece sarebbe favorevole, dimostrando ancora una volta la vicinanza e la solidarietà al popolo palestinese, e allo stesso tempo cercando un accordo pacifico che preveda la creazione di due stati autonomi secondo i confini stabiliti nel 1967, all'indomani della Guerra dei Sei Giorni.
L'Unione Europea, nella persona del rappresentante unico per la politica estera Catherine Ashton, non prende posizione e, se la notizia dovesse essere confermata, sarebbe presa in contropiede dalla diplomazia parigina. 
Per ora Hollande 1 e UE 0 palla al centro, le reazioni non si faranno attendere.

26 novembre 2012

Que pasa en Barcelona

Difficile dire chi abbia davvero vinto in Catalogna, ancor di più capire come evolverà la situazione, con un popolo, quello catalano, che si lamenta del governo centrale arrivando a chiedere l'indipendenza, ma poi non riesce a passare dalle minacce ai fatti.
Nessuno dei partiti ha conquistato la maggioranza assoluta dei seggi. Anzi, il partito indipendentista di centrodestra, Convergenza e Unione (CIU), che si è autodimissionato dopo anni di governo per poter andare al voto sicuri di una forte riconferma dopo la "sbornia" della manifestazione di settembre, è addirittura retrocesso rispetto al risultato del 2010 fermandosi a 50 seggi su 135.
Anche i partiti più "madridisti", PSC/PSOE, socialista, e PP, popolare, sono stati bocciati dal voto, a dimostrazione che il sentimento indipendentista è ben vivo.
L'unico a trarre vantaggio è il partito repubblicano catalano (ERC), anch'esso indipendendista ma schieratamente a sinistra, che conquista 21 seggi forte del 13,5 % delle preferenze.
E' forse questo il dato più significativo: il secondo partito è ben sotto il 15% dei voti.
Gli scenari possibili sono diversi, ma tutto resta nelle mani di Artur Mas, fino a sabato presidente della generalitat e leader del CIU, che sarà costretto a ricorrere alle alleanze per poter governare.
La più naturale sarebbe quella con il Partido Popular, di cui condivide la linea politica salvo che nella questione dell'autonomia: i popolari sono da sempre i più convinti sostenitori di uno stato forte e centralizzato, e negli ultimi tempi sembra che il CIU abbia calcato la mano sul tasto dell'indipendenza, per usare un eufemismo.
Qualcuno già prospetta un'inedita alleanza CIU-ERC esclusivamente con l'obiettivo dello scorporo da Madrid. Di certo uno scenario effimero, una sorta di patto Molotov-Ribbentropp in salsa indipendentista.
Ad ogni modo, dopo le ultime stime al ribasso sulle prospettive di crescita dell'economia spagnola, per Mariano Rajoy non si prospettano sogni tranquilli.

23 novembre 2012

Calcolare l'orrore

Forse anche più imparziali delle immagini possono essere i numeri.I numeri non mentono, si dice: la matematica, del resto, non è un'opinione.
Se poi i numeri sono forniti dalla più importante rivista economica del mondo si spera siano corretti.
L'Economist ha analizzato il conflitto di Gaza da ben prima che riempisse i titoloni degli ultimi giorni: ogni dato, ogni pagliuzza è stata registrata dai giornalisti inglesi, che due giorni fa hanno presentato il conto.
L'Abaco di Gaza.
Ovvero tutti i numeri della battaglia che sta monopolizzando l'attenzione dei media di tutto il mondo e che è attualmente ferma per una tregua armata, nella labile speranza che il contatore della violenza non riparta.
I numeri di Gaza fanno accapponare la pelle e non mentono.A ognuno le proprie considerazioni.
Number of Israelis killed by fire from Gaza between January 1st 2012 and November 11th 2012: 1(Source: Wikipedia)
Number of Palestinians in Gaza killed by Israeli fire during the same period: 78(Source: United Nations)
Number of Israelis killed by fire from Gaza, November 13th-19th 2012: 3(Source: press reports)
Number of Palestinians in Gaza killed by Israeli fire, November 13th-19th: 95(Source: IDF)
Number of those killed in Gaza under 15 years of age: 19(Source)
Total number of Israelis killed by rocket, mortar or anti-tank fire from Gaza since 2006:47(Source: Wikipedia. This is disputed; another source says 26)
Number of Palestinians in Gaza killed by Israeli fire from April 1st 2006 to July 21st 2012: 2,879(Source: United Nations)
Number of Egyptian schoolchildren killed when a train hit their bus on November 17th 2012: 53(Source: press reports)
Number of people killed in traffic accidents in Israel in 2011: 384(Source: Wikipedia)
Number of Syrians killed in fighting between November 13th-19th 2012: 646(Source: Syrian Observatory for Human Rights (SOHR
Estimated deaths in Syria since beginning of unrest in March 2011: 40,000(Source: SOHR)
Estimated deaths from all Israeli-Arab wars between 1945 and 1995: 92,000 (Source: Wikipedia)
Number of targets in Gaza struck by Israel, November 13th-19th: 1,350(Source: IDF)
Number of projectiles fired at Israel from Gaza from November 13th-19th, 2012: 848(Source: IDF)
Number that did not fall in "open areas": 35(Source: IDF)
Number intercepted by Israel’s Iron Dome defence system: 302(Source: IDF)
Percentage of projectiles targeted by Iron Dome shot down, as claimed by Israeli military: 80-85%(Source: IDF)
Reported cost in dollars of one interceptor missile fired by Iron Dome: 62,000(Source: Ha'aretz)
Estimated cost in dollars of one short-range Qassam missile built in Gaza workshop: 800(Source: News reports)
Cost in dollars of one Iron Dome battery; Israel has deployed five and plans 13 in total: 50m (Source: AFP)
Number of kilos explosive equivalent in payload of Iranian-supplied Fajr-5 longer-range rocket deployed by Hamas: 90 (200lb)(Source: Wikipedia)
Number of kilos explosive equivalent of Israel Military Industry’s MPR-500 advanced-penetration precision-guided bomb: 900 (2,000lb)(Source)
Area in square kilometres of Gaza: 365 (141 square miles)
Area in square kilometres of Israel: 20,700 (7,992 square miles)
Population of Gaza: 1.7m
Number of Israelis within range of Fajr-5 missiles: 3.5m(Source: IDF)
Jewish population of Israel/ under Israeli jurisdiction (ie including West Bank settlements): 5.9m(Source)
Non-Jewish population under Israeli jurisdiction (ie including Gaza and West Bank): 6.1m(Source)
Per capita GDP of Israel in 2011, in dollars: 31,000(Source: Wikipedia)
Per Capita GDP of Gaza in 2011, in dollars: 1,483(Source)
Verse of Exodus containing the phrase “Pillar of Cloud”, the official codename for Israel’s current Gaza operation: 13:21
Verse of the Koran containing the phrase “Stones of Clay”, Hamas’s codename for its current operations: 105:4
Number of days before Israeli general election: 64

22 novembre 2012

Smoke two joints

Il governo olandese, alla fine, ha ceduto.
Troppo forti le pressioni dei commercianti e della società civile, rappresentate dalle amministrazioni locali della città di Amsterdam, per non ritirare la controversa norma che vietava la vendita di marijuana e hashish ai non-olandesi.
Il cosiddetto "weed-pass" non verrà ripresentato, e la sperimentazione di questi mesi finirà nel dimenticatoio.
Da anni l'Unione Europea, e i governi dei paesi confinanti, Belgio e Germania, cercavano di porre un freno al consumo di stupefacenti in Olanda, tanto che la prima normativa, proposta qualche anno fa, vietava l'apertura di coffe-shop nelle amministrazioni a ridosso del confine di Stato. Un caso era scoppiato nella citàà di Maastricht, dove decine e decine di giovani tedeschi andavano a "rifornirsi" tutti i giorni, tanto che il governo di Berlino aveva più volte alzato la voce contro questo "turismo dell'erba".
A inizio anno il governo olandese aveva proposto un giro di vite: niente hashish o marijuana ai turisti, solo agli olandesi, che avrebbero potuto comprare servendosi di un'apposita green card rilasciata ai soli residenti.
Subito erano scoppiate polemiche e campagne di protesta, in una città come Amsterdam che ogni anno vive del turismo di 1,5 milioni di europei che si recano nella capitale olandese semplicemente per fumare.
Vietare il fumo avrebbe creato un buco nell'economia olandese che difficilmente sarebbe stato digerito, in un'epoca di recessione economica in tutto il continente.
Oggi il governo ha annunciato che la norma verrà cancellata e tutto tornerà come prima, Merkel o non Merkel.

21 novembre 2012

Elezioni politiche in Sierra Leone

Questo finesettimana ha visto i cittadini della Sierra Leone andare al voto per la terza volta dalla fine della guerra civile (1991-2001). Uno svolgimento regolare del processo di voto avrebbe evidenziato che il graduale passaggio dalla ricostruzione al consolidamento democratico si fosse concluso.
I due partiti principali, il Congresso del Popolo (APC) al governo e il Partito del popolo della Sierra Leone (SLPP) all'opposizione, si rimbalzano da giorni le accuse di brogli, intimidazioni e irregolarità.
Alla fine sembra che il governo attuale del presidente Ernest Koroma sarà riconfermato, ma a dominare è l'incertezza e la paura che il paese precipiti di nuovo in una spirale di violenza.
Di fronte alle polemiche, gli osservatori mandati dall'Unione Europea si sono schierati in difesa del Comitato Elettorale e hanno testimoniato uno svolgimento "tutto sommato" corretto, pur riconoscendo che alcune irregolarità sono avvenute specie nel nord-est del paese, la zona più ricca di diamanti, oro e rutilo.
Anche la scoperta di un importante giacimento petrolifero al largo delle coste sierraleonesi potrebbe portare nuovo dolore più che un incremento del benessere, almeno secondo le principali agenzie non governative presenti nel paese: il paradosso di un paese dove le risorse, più che un dono, sembrano essere una maledizione.

20 novembre 2012

Le immagini dei popoli


A volte un'immagine può riassumere un centinaio di pagine meglio di qualunque abstract. Forse in questi giorni di guerra, giorni di dolore per due popoli che, costantemente, sembrano essere incapaci di sedersi a un tavolo e trovare una soluzione, per mantenere le coordinate può essere utile fare ricorso ad un'immagine.
Perchè questa è la guerra di due popoli, ma anche la guerra dei singoli. La guerra di padri che vedono i figli esplodere su un autobus finito nella traiettoria di un drone israeliano e la guerra di un gruppo di bambini che deve rifugiarsi in un bunker perchè il loro asilo è stato colpito da un razzo Qassam.
La guerra dei singoli è infinita. Perchè come può esserci speranza per una madre che perde l'unica figlia mentre andava a scuola? Come può esserci speranza per una famiglia che viene sterminata andando a fare la spesa?
La speranza è nei popoli. E' nella comunità.
E allora per capire quello che sta davvero succedendo bisogna far ricorso alle immagini dei popoli, evitando, dolorosamente, le immagini dei singoli.
Le immagini dei popoli sono mappe, documenti, pagine di storia scritte a volte col sangue, altre volte con le lacrime.
Meglio di qualunque altra immagine, questa può aiutarci a capire cosa sta avvenendo a Gaza. Perchè un'immagine è cruda e difficile da contestare, non puoi dire ad una foto che sbaglia. A sbagliare semmai è il fotografo.
Questa cartina non sbaglia, pecca forse solo di essere un po' datata, 2010, ma negli ultimi due anni che volete che sia successo? Di certo il trend non s'è invertito.
Ecco l'immagine di oggi, da stampare e appendere alla finestra dell'ufficio, alla porta del frigorifero: per mantenere la mente consapevole e lucida di fronte alle immagini dei singoli.
Ogni immagine poi merita una didascalia. La nostra recita così:
"When Israelis in the occupied territories now claim that they have to defend themselves, they are defending themselves in the sense that any military occupier has to defend itself against the population they are crushing... You can't defend yourself when you're militarily occupying someone else's land. That's not defense. Call it what you like, it's not defense."  Noam Chomsky

19 novembre 2012

Di tutta l'erba un fascio

Greenpeace Italia ha rilasciato oggi una nuova campagna pubblicitaria per la promozione di una politica ambientale coerente. Obiettivo: colpire direttamente la classe politica, o quel che ne è rimasto, come responsabile del mancato decollo delle energie alternative italiane. 
Ci cascano dentro più o meno tutti: Renzi, Bersani, Casini, Fini, Alfano, Di Pietro, Maroni e Vendola. 
Ci casca dentro anche Berlusconi. 
Tutti responsabili allo stesso modo, sembrerebbe, tutti "amici del petrolio e del carbone". Il governo dei tecnici non viene sbeffeggiato sui manifesti, ma andando a leggere le schede presenti sul sito dell'iniziativa è uno degli attori più spesso chiamati in causa.
Però, c'è un però: il PD ha dalla sua fondazione un interesse ambientale o ecologista, comunque si voglia chiamarlo. C'è sempre stato un referente ambiente così come un responsabile economico o estero dai tempi di Veltroni che, non a caso, nel suo governo ombra del 2008 aveva voluto l'allora presidente di Legambiente  Ermete Realacci in quella posizione. Che poi a livello locale o nazionale questa "anima verde" non si sia mai fatta sentire più di tanto è un altro discorso, legato più al cronico immobilismo di un partito policentrico che ad altro.
SEL ha l'Ecologia addirittura nel nome, accogliendo l'eredità dell'esperienza politica dei Verdi che, per quanto costellata di fallimenti, ha per anni rappresentato da sola l'intero ambientalismo italiano.
La campagna di Renzi, invece, dovrebbe essere "a impatto zero", ovvero tutte le iniziative dovrebbero essere coperte dalle emissioni di CO2 attraverso piantumazione e sfruttamento delle rinnovabili. Trovata elettorale o sincero interessamento alla causa, di fatto però il punto c'è.
Dall'altro lato la causa ambientalista non ha ricevuto lo stesso sostegno: nello statuto del PdL la parola "ambiente" non compare nemmeno e né Fini né Casini sono mai stati visti a difesa di una foresta o di un parco nazionale.
Suona strano questo inno all'antipolitica, soprattutto se non viene assolutamente citato chi dell'antipolitica ci ha fatto una bandiera: Grillo non è presente tra i "politici malfattori" di Greenpeace, quasi a suggerire un tacito assenso che, in queste condizioni, suona molto come un sostegno diretto.
Anche il M5S ha sempre fatto dell'ambientalismo una delle sue battaglie più convinte, TAV e termovalorizzatori insegnano, ma così come per altri le sviste non sono mancate
Perchè lui no?

16 novembre 2012

eRection Day

Possibile che questa classe politica, dopo essere stata estromessa per due anni per "manifesta incapacità", ora che dovrebbe riprendere il timone in mano non riesce nemmeno a decidere la data delle elezioni?
Come mai PD e PdL, che due anni fa sostenevano e rigettavano rispettivamente l'ipotesi di accorpare  referendum e amministrative, oggi si scambiano le parti ma ottengono sempre lo stesso risultato?
Il Ministero dell'Interno, cui spetta l'organizzazione di ogni tornata elettorale, avrebbe fissato la data per il rinnovo dei consigli regionali dimissionari di Lazio, Lombardia e Molise per il 10/11 febbraio 2012. Ad aprile invece ci saranno le politiche, lasciando che l'attuale legislatura, in vigore dalle elezioni 2008 vinte da Berlusconi, si estingua naturalmente dopo 5 anni.
La doppia consultazione costerebbe allo Stato, in un momento in cui effettivamente l'esigenza di "far cassa" è molto sentita, circa 100 milioni di euro.
Quello che non si dice, ad esempio, è che l'immobilismo generato dalle dimissioni della Polverini e dal mancato rinnovo del consiglio regionale laziale costa, non allo Stato ma alla regione, che comunque cosa pubblica è, circa 350 mila euro al giorno. Possibile? Purtroppo si.
Il partito di Alfano, se di partito si può ancora parlare, vorrebbe un'unica consultazione che ne sancisca la scomparsa definitiva per poi ripresentarsi rigenerato al prossimo confronto elettorale, dando per scontato che una vittoria, in queste condizioni, è francamente impensabile. Il pretesto per chiedere l'accorpamento sono, appunto, quei famosi 100 milioni risparmiati.
Bersani invece, codici alla mano, richiama all'obbligo delle leggi che fissano per 5 anni la durata di una legislatura e per un ricambio regionale "il più rapidamente possibile". Ecco il cavallo di battaglia del Partito Democratico che approfitterebbe della possibilità di svolgere campagne elettorali (e alleanze di coalizione) separate.
Ognuno ha le sue motivazioni dichiarate e i suoi disegni occulti. Alcuni si appellano allo "stato di diritto", e altri al buonsenso di fronte all'esigenza di risparmiare. Ora sembra che si troverà un accordo su una data intermedia, circa a metà-fine marzo, che deluda tutti più che accontentare qualcuno. 
Frattanto qualcuno ha fondato il Partito Alba Dorata Italia, ispirandosi direttamente al movimento greco che cita un certo Adolf Hitler tra i maggiori ispiratori. E va bene così...

15 novembre 2012

L'Irlanda al centro dei riflettori nel peggiore dei modi

L'Irlanda è uno dei pochi paesi europei che ancora non ha una coerente legislazione sull'aborto e lo sta scoprendo nel peggiore dei modi.
Il caso di una donna di origine indiana deceduta all'ospedale di Galway (UHG) perché i medici si sono rifiutati di interrompere la gravidanza sta concentrando sull'isola verde l'attenzione dei media di tutto il mondo. 
Savita Halappanavar, 31 anni, era stata ricoverata il 21 ottobre per un forte mal di schiena e complicazioni nella gravidanza. La situazione è apparsa subito grave, tanto che gli stessi medici hanno ammesso che l'aborto era l'unico modo per salvare la donna. "L'Irlanda", però "è un paese cattolico" che non ammette l'interruzione di gravidanza. Così si è visto rispondere dei dottori di Galway il marito della donna, che invano chiedeva che fosse fatto il possibile per salvarle la vita: la legislazione irlandese, infatti, proibisce l'interruzione di gravidanza fintanto che è percepibile il battito cardiaco del feto. Savita ha dovuto superare 3 giorni di agonia fino a che il feto, che la stava uccidendo, ha smesso di battere. Trasferita seduta stante nel reparto intensivo, l'intervento dei medici non è però bastato a salvarle la vita: Savita Halappanavar è deceduta il 28 ottobre.
Il caso ha subito scosso la nazione intera, tanto che i leader del partito laburista, all'opposizione, hanno chiesto fin da subito una revisione della legislazione vigente, ma lo Fine Gael, partito conservatore al governo, ha chiesto tempo per verificare e non prendere decisioni sull'onda dell'emozione.
Un'indagine scientifica è stata avviata per stabilire, attraverso l'autopsia, se la donna avrebbe potuto essere salvata interrompendo precocemente la gravidanza.

14 novembre 2012

14 Novembre 2012

Oggi è in corso la più grande manifestazione sindacale della storia d'Europa: mai si erano viste così tante sigle di lavoratori fianco a fianco per protestare contro le politiche economiche e per ribadire la centralità del diritto al lavoro.
In Italia ci sono manifestazioni a Torino, Milano, Brescia, Venezia, Padova, Trieste, Parma, Bologna, Palermo, Bari, Brindisi e, naturalmente, Roma. Ci sono stati feriti, scontri, scene da guerriglia urbana. Seguiranno processi, qualcuno finirà in carcere, qualcun'altro verrà silurato. O forse no.
In Italia è così, lo sappiamo, ed è un peccato. Perchè lo scontro oscura il vero motivo della protesta, la vera notizia che è che milioni e milioni di cittadini europei sono scesi in piazza insieme, fianco a fianco, per esprimere la propria opinione.
In alcuni casi è una protesta contro le misure adottate da governi neoliberisti, come nella Spagna di Rajoy o in Olanda. In Grecia la protesta è indirizzata contro una e una sola persona, Angela Merkel e tutto quello che rappresenta. I francesi non hanno motivo di protestare e scendono in  piazza per esprimere solidarietà con i colleghi belgi e italiani. 
Le confederazioni sindacali che hanno aderito a questa protesta sono 85 in 36 paesi diversi, per un totale di più di 60 milioni di lavoratori coinvolti. Si stima che in piazza siano scese almeno 25 milioni di persone.
In attesa che i politici riescano a mettersi d'accordo sugli Stati Uniti d'Europa una voce ha gridato: "Lavoratori di tutta Europa unitevi!". E qualcuno ha risposto.

13 novembre 2012

E la vita la vita...

E la vita l'è bela, basta avere l'umbrela... cantavano così Cochi e Renato nella sigla di Canzonissima.
Ma un ombrello è davvero abbastanza per fare un giorno di festa? Dovranno aver pensato di no due ragazzi di Taiwan che hanno ideato un nuovo tipo di ombrello, o meglio, hanno perfezionato il più classico degli antipioggia.
Che fare quando piove e tira vento, e un semplice ombrello non basta a riparare dalle gocce di lato? Basta aggiungere una sorta di paretona laterale a un normalissimo ombrello e il gioco è fatto. Si chiama RainShield e arriva, appunto, da Taiwan e oltre alla protezione sul lato vanta anche altri accorgimenti che ne farebbero "l'ombrello del futuro": maniglia telescopica, completamente ripiegabile e senza archetti che si possano rompere.
Il video promozionale è già disponibile su YouTube, giusto per attirare l'attenzione di qualche casa di moda che possa proporre un contratto.
Ma proprio da YouTube arrivano le prime critiche: che fare visto che la membrana laterale ostacola, e non di poco, la visuale? Meglio bagnarsi o andare a sbattere contro un lampione?
"It's under consideration.." rispondono i cinesi.

12 novembre 2012

Patrmoniale sì, anzi no... anzi forse

Il primo annuncio di Barack Obama da riconfermato Presidente, dopo i tradizionali ringraziamenti di rito, è stato quello di voler introdurre una tassa per i più ricchi dei ricchi, i paperoni a stelle e strisce. Forse qualcuno si ricorda di un certo Warren Buffett che dichiarava di pagare tasse troppo basse.
In Europa lo spettro della tobin tax è stato osteggiato da molti euroscettici, fra tutti il premier conservatore britannico David Cameron, come simbolo di un'Europa statalista e continentale. Non che la Merkel abbia mai accarezzato l'idea, anzi. Le paure di Cameron, si potrebbe dire, si sono però avverate con l'arrivo di Hollande all'Eliseo, che ha confermato la volontà di introdurre una nuova tassa sui grandi capitali e chiederebbe una normativa europea in merito. Ne sa qualcosa Monsieur L'Oreàl.
In Italia invece è il governo capitalista, espressione delle banche e dei "circoli di potere", a minacciare di introdurre una tassazione di tipo patrimoniale (ieri), salvo poi rimangiarsi la parola (oggi) di fronte alle bordate di Confindustria, ma nel frattempo il Partito Democratico tace. Non prende posizione, anzi, ne prende due: si alla patrimoniale ma anche no a nuovi aumenti di tasse, senza considerare lo spauracchio della fuga di capitali all'estero. Aspettarsi qualcosa di diverso da leaders che vorrebbero guidare il riformismo europeo è chiedere troppo?