05 dicembre 2012

Guerre internautiche

E' in corso una guerra sul web, che lo si voglia o no. La guerra è quella per il controllo dei dati degli utenti di Internet, e i social network (leggi Facebook) la fanno da padrone.
In Europa è addirittura nata un'iniziativa legale chiamata "Europe vs Facebook" per contrastare la posizione di monopolio e l'uso che Zuckerberg e soci fanno dei dati sulle utenze del loro giocattolino. Repubblica .it qualche settimana fa ha intervistato il leader di questa iniziativa, uno studente di legge austriaco di nome Max Schrems.
Proprio oggi Facebook ha annunciato nuovi provvedimenti in materia di privacy e condivisione dati e, soprattutto, di "democrazia digitale": fino a ieri quando una novità veniva introdotta in Facebook a qualsiasi livello, da una nuova interfaccia grafica a un cavillo normativo, gli utenti, in quanto componente principale della stessa Facebook, avevano diritto a raccogliere firme a sufficienza per poter indire un referendum in materia, che avrebbe avuto valore su avesse superato il 30% di adesioni.
In parole povere, se non piaceva qualcosa si poteva, raccogliendo qualche migliaio di firme, indire una votazione che avrebbe costretto l'azienda a tornare sui suoi passi se vi avessero preso parte 300 milioni di utenti, circa un terzo del miliardo di profili totali attualmente attivi.
Da oggi questa possibilità non c'è più: la proprietà, non solo Zuckerberg ma soprattutto gli azionisti ora che Facebook si è quotata in borsa, può introdurre una modifica senza temere ripercussioni e se la modifica riguarda i dati personali degli utenti la cosa si fa molto seria.
Quello sulla proprietà intellettuale è uno dei grandi dilemmi del nostro tempo: se Zuckerberg decidesse di cambiare le regole del gioco avrebbe tutto il diritto di farlo, dopotutto il sito lo ha creato lui (Social Network permettendo, il film, s'intende) tanto quanto un cantante ha il diritto di tutelare una canzone da eventuali cover o riproduzioni non autorizzate. Ognuno potrebbe creare, potenzialmente, un nuovo social network tanto quanto ognuno potrebbe scrivere una nuova canzone. O forse no?
Nel mondo della musica i diritti d'autore, ad esempio, hanno una durata, un vincolo temporale spesso legato anche alla popolarità: oggi nessuno si sognerebbe di lamentarsi per una "cover non autorizzata" di una ninna nanna o di un motivetto medievale.
Facebook è ormai passato insomma dalla condizione di canzone famosissima ma pur sempre di un autore a quella di patrimonio condiviso e incommensurabile, è di tutti e di nessuno. E' ora che la legislazione si adegui.

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