23 ottobre 2012

Capital of the world

Ieri si è svolto il terzo e ultimo dibattito tra Barack Obama e Mitt Romney. Tema dello scontro è stata la politica estera ed il presidente ha dimostrato una familiarità maggiore rispetto allo sfidante repubblicano: quasi tutti i media hanno dato ad Obama la palma del vincitore, sebbene Mitt Romney non abbia sfigurato come si temeva. Ecco il punto: entrambi gli sfidanti hanno espresso idee molto simili, molto vicine, sostanzialmente con Obama che difendeva la linea di concertazione che ha guidato la politica USA negli ultimi quattro anni e Romney che non si discostava di troppo.
E' mancato l'annuncio di un negoziato diretto con l'Iran, che poteva essere il solo punto di scontro vero tra democratici e repubblicani.
I tempi di Bush e di Dick Cheney, dell'America "dura e pura" contro tutti sembrano essere finiti, con buona pace dei Tea Party.
La prospettiva, però, è sempre dal punto di vista americano: che ruolo devono giocare gli Stati Uniti in Siria, come agire in America Latina, le relazioni bilaterali con la Cina. In due ore di dibattito nessuno dei due candidati ha parlato di autodeterminazione o di libertà di scelta per i popoli: l'America deve intervenire sempre e comunque, deve giocare il suo ruolo globale e interessarsi di tutte le crisi. 
E chi lo dice ai siriani che il loro futuro potrebbe essere deciso dall'umore di un elettore dell'Ohio?
Nota dolente: oltre che di autodeterminazione non si è parlato nemmeno di Europa. Per tutta la durata  del dibattito il Vecchio Continente non è mai stato menzionato, nemmeno una volta. 
Ich bin ein Berliner? No grazie, magari un'altra volta.

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